Una panchina nel cielo - Stefano Pellei

Campionato 1967-'68, fine pellicola. La Del Duca, piazzata attorno all'ottavo posto della graduatoria e reduce dalla trasferta di Sassari, 0-0 on la Torres, affronta sul proprio terreno di gioco lo Spezia per lì'ultima rappresentazione. Finisce 1-1, segnano Desio, 34' e Rigantè, 75'. Lo Spezia finisce secondo in coabitazione con il Prato, la Del Duca Ascoli divide l'ottavo posto con i cugini poco cugini dell'Anconetana. I punti sono trentanove, nove in meno dello Spezia. Quella partita non racchiude un particolare significato per la classifica. Il Cesena si è garantito il salto di categoria nella settimana precedente. Però, quella partita, è la prima di Costantino Rozzi, trentanovenne neo-presidente della società di Corso Vittorio Emanuele.

E come poteva prenderla, Rozzi, dinnanzi ad un avversario apparsogli chiaramente superiore alla squadra che portava il cognome dei fratelli Cino, l'editore di Intimità e Grand Hotel, e Lillo. La prese male, anzi malissimo. Se davvero doveva sedersi sulla poltrona presidenziale, Costantino Rozzi non avrebbe mai potuto accettare di vedere la sua squadra sopravvivere nella mediocrità. Quella squadra era stata diretta, per quella stagione, dal brasiliano Dino Da Costa, centravanti rimasto nella memoria dei sostenitori romanisti per i continui scherzi che seppe inventare ad ogni stracittadina nei confronti del portiere biancazzurro Bob Lovati, affiancato dall'ascolano Emidio Fioravanti.

Nella rosa di quella squadra c'erano una mezza dozzina di giocatori nati ad Ascoli o nella provincia. Camaioni, Clerici, Pagliacci, Palestini, Pierbattista, Rigantè, Scoponi, mentre gli uomini di spicco erano la mezzala Francesco De Mecenas, un italo-brasiliano proveniente dal Bologna, l'ala Giorgio Mariani, di proprietà della Fiorentina, il mediano Adelmo Capelli, alla sua settima stagione nella Del Duca, soprannominato "Penna bianca" perché i capelli avevano subito un precoce invecchiamento divenendo del color della neve ancor prima dei trent'anni, e il centromediano trasteverino Carlo Mazzone, che aveva esordito in giallorosso nel 1959 contro la Fiorentina facendosi apprezzare contro il suo avversario diretto, il centravanti Petris. L'ex romanista era arrivato nell'estate del 1960 mai immaginando che lì sarebbe rimasto a vivere per sempre.

A far posto a Costantino Rozzi, eletto presidente il 4 giugno 1968, fu il dottor Leone Cicchi. L'almanacco illustrato del Calcio, nella sua edizione del 1969, storpiò addirittura il cognome del nuovo presidente dei bianconeri, divenuto Costantino Bozzi.

Il ventotto maggio 1972, poco dopo il triplice fischio dell'arbitro Marino di Taranto, dallo stadio esce un lungo serpente urlante di clacson, di grida umane, di ululanti sirene. La via che conduce allo stadio, via delle Zeppelle, diventa per l'occasione "Via della Serie B". Sui muri delle principali vie, viale Indipendenza, via Trieste, viale Marconi eccetera, sono ben scritti i nomi dei protagonisti della fantastica cavalcata. "...W Rozzi, W Mazzone...", è la scritta dominante su tutte le altre. La bolgia festosa dura sino all'alba. Un'auto on la maglia numero nove, quella di Bertarelli, fissata sul cofano, attraversa la città avendo dietro un incredibile seguito quasi si trattasse di una devota processione. Quattro giorni dopo viene annunciata una mega-merenda on vino e porchetta per tutti. L'esplosione di gioia non ha precedenti in città. Chi è capitato ad Ascoli in auto, quel giorno, ha provato l'emozione di subire la più vistosa segnaletica orizzontale mai vista. Ogni strada, con tanto di freccia, indicava una "B". La leggenda di Costantino Rozzi e del suo Ascoli prende l'avvio da questo primo traguardo, assolutamente insperato dai più poco meno di quattro anni, prima, quando Rozzi aveva assunto il ruolo di presidente della società. "Quando uscimmo dallo stadio e prendemmo la macchina per tornare a casa – ricorda Emidio Gaspari – lui era accanto a me. A Campo Parignano, dalle finestre e dai balconi, ricordo che venivano giù petali di rose. Una cosa incredibile, sembrava la processione della Madonna...".

9 giugno 1974. Al "Del Duca" si gioca Ascoli-Parma. Finisce 1-1 e quando le radioline, verso le 18:45, annunciano la sconfitta del Como a Reggio Emilia, 1-0, ad Ascoli succede di tutto. "Abbiamo visto – scrive Nino Castelli su "STADIO" – distinti signori in cravatta ed inappuntabile camicia candida dar sfoghi da matti, abbracciarsi con tutti, conosciuti e sconosciuti. Abbiamo visto fiumiciattoli di champagne (e di pura marca anche) rotolare giù dalla Tribuna stampa alla Tribuna d'onore, al parterre. Una ubriacatura di entusiasmo che ben si addice ad una squadra che ha dato un volto – un volto da Serie A – ad una città intera, meglio: ad una regione..." Costantino Rozzi, da poco insignito della nomina di cavaliere del lavoro, avvolto dalla passione dei tifosi in Piazza del Popolo, è l'immagine della felicità: "Lasciatemi godere queste ore di gioia in pace... - dice ai cronisti che lo assediano – al futuro, a parte il fatto che ce ne siamo già preoccupati da tempo, ci penseremo domani. Intanto, come avete potuto notare, sono già iniziati i lavori per l'ampliamento dello stadio, che sarà portato, come avevo promesso, a quarantamila posti. Così come il ponte sul Tronto che permetterà il deflusso rapido degli spettatori, costretti ora ad una sola strada..."

Nella stagione 1977-'78 l'Ascoli viene promosso in Serie A on sette giornate d'anticipo. Il 25 aprile 1978, al "Del Duca", batte il Bari, 2-0, con i gol di Ambu, 34', e Pasinato, 35 della ripresa. Dopo trentuno partite i punti sono cinquanta, attraverso ventuno vittorie, otto pareggi e due sole sconfitte. Le reti realizzate cinquantacinque. Il Palermo, quarto, ha un ritardo di diciassette punti. Italo Cucci, direttore del "Guerin Sportivo", apre il suo settimanale scrivendo in terza pagina: "Tanto per cominciare, bentornato Ascoli. In tempi bui per il calcio nostrano ecco un raggio di sole da Ascoli, dove si registra un'impresa unica negli annali del calcio italiano. La squadra di Mimmo Renna costituisce un recupero importante nell'ambito della Serie A e forsanche un tardivo atto di giustizia sportiva dopo il pasticciaccio brutto del campionato 1975-'76 che vide l'immeritata retrocessione degli ascolani. Un altro valore ha l'impresa dell'Ascoli: quello di un raro esempio di funzionalità di un club, proprio mentre la gran parte delle società calcistiche navigano in cattive acque per errata gestione tecnica e amministrativa. Ascoli vuol dire ambizione, ma anche amicizia: i due fattori, uniti ed arricchiti da una buona dose di perizia tecnica, hanno contribuito alla conquista di una promozione che vale uno scudetto". "Semplicemente fant'Ascoli" – si legge nel titolino dedicato alla Serie B a cura di Alfio Tofanelli. La popolarità di Costantino Rozzi e del suo Ascoli cresce pedissequamente on gli straordinari risultati conseguiti. "Ogni giorno – dice il Presidente – sui giornali si parla dell'Ascoli e quindi di Ascoli. Sulla stampa siamo sempre presenti. E stavolta non solo perché parlano delle mie squalifiche o perché non i hanno concesso un rigore...". Costantino Rozzi volge lo sguardo al calcio-mercato e pare intenzionato a tenersi Pasinato per darlo magari alla Juventus dopo un'ulteriore valorizzazione in Serie A.

"...Potessimo avere un Presidente come il vostro - è il ritornello che si sente negli chalet di San Benedetto del Tronto quando gli ascolani si ritemprano al mare, nel periodo delle vacanze. La rivalità è accesissima tra le due tifoserie, ma nei confronti di Costantino Rozzi il rispetto è massimo...". (Stefano Pellei, "Una panchina nel cielo", 2006)

"Mi sento vicino all'amico Rozzi, che snocciola il suo rosario di prevaricazioni subite e si sente che non piange per la sconfitta sua personale, ma per quella di una città che al calcio maggiore ha portato un suo patrimonio di freschezza, di sincerità, di entusiasmo popolare e di umile onestà". (Italo Cucci, commentando sul "Guerin Sportivo" il caso-Lazio sul finir della stagione 1975-'76)
"...E' la stagione 1975-'76 a riservare la prima grande amarezza a Costantino Rozzi. L'Ascoli finisce terz'ultimo, ma la Lazio è sotto processo per una storia di assegni consegnati negli spogliatoi, prima di Cesena-Lazio, ad alcuni giocatori della squadra romagnola. Rozzi spera nella giustizia sportiva, anzi è convinto che il suo club verrà ripescato. Sbaglia: la Lazio viene assolta. Per Ascoli è un pugno allo stomaco. Per Rozzi anche peggio: "Il giorno più amaro della mia vita, un vero e proprio scandalo...".

"...Oh Pellei, ma che te pegghiate?..."Presidente, buonasera. No, gnente, piccule delure ugne tante..."..."Oh, ma e' revenute Giordano?..."...."...Si Presidente, ed ha parlato benissimo di lei. Con lui - ha detto - l'Ascoli sarebbe ancora nel calcio che conta."..."...Rengrazielu 'mpuo'...Che campione che era e quante so lottate pe pegghiallu..."..."...Lo so Presidente...Qui ad Ascoli molti sono convinti che ripartiremo dal basso dopo oltre mezzo secolo!..." ..."...Oh Pellei, nen ghie da retta a chisce...E' sempre pertate male..." ..."Intanto ieri Presidente abbiamo perso per un rigore al 3' di recupero a casa del suo amico Anconetani..."..."...So capite, n'arbitruccio pure quisse...Quante ne so viste quande ce stava io...Pero' ch' mme cascava male..." ..."...Presidente, qui rischiamo di precipitare..." ..."...Nen me di' quesse!.. Stetegghie vecine a Giordano e a 'ssi ragazzi...Ascoli nen se mereta quesse...Me velete fa meri' n'andra vodda?..." ...Presidente, questo no, noi contiamo ancora su di lei..." ..."...Io quelle che poss' fa' lu' facce...Oddio Pellei, il mio Ascoli, redutte cusci'...Famme sape' e saluteme Giordano...Abbraccia 'ssa citta', digghie che e' ora de morde...Ciao..."

"Gli occhi arrossati, la camicia inzuppata di champagne. Costantino Rozzi festeggia la salvezza in mezzo al suo pubblico. E' commosso. Racconta e ringrazia. E' appena sceso dal palco della televisione, ha stappato una bottiglia e si è avviato verso la sua poltroncina con un bicchiere in mano. "Durante la Domenica sportiva fotograferò la classifica. E' stata l'annata più sofferta. Non voglio più patire tanto. Non dimenticherò mai questa vigilia, il sacrificio di un anno da giocare in 90' ". Racconta il suo giro di campo di corsa prima della partita, con il pubblico che urlava: "Presidente, presidente! ", racconta il suo ingresso in campo a 15' dalla fine e la sua passeggiata sin sotto la Curva Sud per l'ultimo incitamento, racconta come a 53 anni la passione per il calcio possa permettere 400 metri a passo di bersagliere sotto un sole estivo. "Non chiedo comprensione, spero soltanto di non dover pagare tanto: mi accontenterei di quindici giorni di squalifica. Ma lo dovevo fare..." (Ascoli-Cagliari 2-0, Costantino Rozzi, Una panchina nel cielo, Stefano Pellei, 2006, Bradipolibri)

... 16 novembre 1986... Un'altra grande giornata per l'Ascoli di Costantino Rozzi... Il suo Ascoli conquista la Mitropa Cup... Il presidente strinse la Coppa a sé baciandola ed accarezzandola con infinita emozione... "E' una tradizione che non si interrompe - mi disse negli spogliatoi - perché già nel 1980 ci aggiudicammo il torneo di Capodanno battendo la Juventus...".

"Nella vita non bisogna arrendersi mai. La rovina può arrivare sempre, anche in zona Cesarini. Nei momenti cioè in cui si allenta la presa. Ma perché parliamo di successo, che in realtà non esiste? Il successo di un uomo è arrivare a fare le cose per le quali si sente portato, in cui può inventare, creare qualcosa..." (Costantino Rozzi)
"Se li cose va come pense, nen besogna neanche scarta' l'eventualità che il mio Ascoli arrivi persino allo scudetto. 'N'è vinte une lu Cagliari, lu peteme vence pure 'nu..." (Costantino Rozzi)

"Una sera, nel ristorante del residence, il "Las Vegas", Costantino Rozzi si ferma a cena con Felice Pulici e Pietro Anastasi. Rozzi volge già lo sguardo al torneo successivo e ad un certo punto dice: "...Lo sapete, si, che mi sto organizzando per le trasferte in Coppa UEFA?"...Pulici ed Anastasi abbozzano: "Davvero, Presidente...?"...Quando rimangono soli, i due si guardano perplessi e poi sorridono, paragonando quasi, il Presidente, all'Alberto Sordi proprietario del Borgorosso. Spocchioso, completamente distaccato dalla realtà. "...Coppa UEFA, boh, questo è impazzito..." - pensano i due. La profezia del Presidente non si avvera solo per due maledettissimi calci di rigore falliti dal Torino nella finale di Coppa Italia contro la Roma..." (Stefano Pellei, "Costantino Rozzi, una panchina nel cielo, 2006)

"...Rozzi si fermava sovente a Porto d'Ascoli, comune inserito nel comprensorio sambenedettese, per gustarsi l'ultimo caffè della giornata. E subito dopo la promozione del '72 dovette sorbirsi le frecciatine dei sostenitori rossoblù, che ne apprezzavano la tenacia ma non mancavano di tirargli qualche battuta al cianuro: "Adesso che siete in B cosa pensate di fare?" - gli dicevano quelli. E lui, di rimando: "Niente, niente, tanto è chiaro che più di un anno in B non facciamo...". Al lieto sospirare di quelli, convinti che nelle parole del Presidente ci fosse la netta convinzione che gli odiati bianconeri non avrebbero avuto lunga vita in cadetteria, lui, con tagliente ironia, spiegò serafico: "Cosa avete capito? Facciamo solo un anno di Serie B perché ci attende la Serie A...". (Stefano Pellei, "Una panchina nel cielo", 2006)

 

 

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