A Costantino di Anna Speranza Panichi

Quale abete dalle frondose braccia
nobile e schietto il viandante ristora
con la frescura d'innata energia
tu ancor ci aiuti quasi per magia.

Gigante stupendo limpido e umano
nel gelo correvi, (nel) rombo del tuono
nel fuoco d'aria dal sole straziata
per dar pane e lavoro a gente amata.

Aziende, strade, ponti, stadi, hotel
studiati nell'impegno quotidiano
in promesse vane non sfumavano
ma solenni al cielo scintillavano.

Roccia di asprica; forte, impavido
acuti i morsi di lotte sfidavi
ma tenero e dolce diventavi
all'affettuoso abbraccio dei tuoi cari.

Come un funesto vortice di vento
in un bosco fragrante di rugiada
abbatte il secolare amato abete,
fu turbine per te letale quiete.

Incredula e impietrita la città
fiera di torri e storia millenaria,
come da una gelida nebbia avvolta
tace pregando orfana e sconvolta.

Anche se il marmo il tuo corpo racchiude
a camminar continuerai nel sole
come quando un sogno ci hai regalato
portandoci al più alto campionato.

 

Amava sinceramente tutti i suoi dipendenti e collaboratori

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