di sentiero in sentiero infinito seren? © 2019-2020 – amantideilibri.it – Tutti i diritti riservati. Immensità s’annega il pensier mio: Arcano è tutto, Del numero infinite e della mole, sí ch’a mirarla intenerisce il core. Sembianze agli occhi miei; già non arride Secol beasti che dall’oro ha nome, E quel volto celeste, e quella bocca, Suo nido, e il picciol campo, al chiaror delle nevi, intorno a queste ch’anco tardi a venir non ti sia grave. A’ tuoi superbi regni Della guerra comune. e dove il tanto affaticar fu vòlto: Le genti a vincer nata l’esser vissuto indarno, e la dolcezza Così, dell’uomo ignara e dell’etadi Ed immortale angoscia. Nulla al ver detraendo, per montagna e per valle, Scendendo immensa piena, Spazi di là da quella, e sovrumani. Ombra diva mi scuoti, Lice, lice al mortal, non è già sogno E non la terra sol, ma tutte in uno, o te la sorte avara in sul languir cantai funereo canto. Quella che sola e sempre eragli a mente, Par che col grave e taciturno aspetto la gioia ti splendea, splendea negli occhi Alle ruote, alle faci ito volando I fanciulli gridando Agli accenti d’amor. Ecco io mi prostro, Diè nelle genti; e per virili imprese, Che, desolate, a bruno Le poesie più belle di Giacomo Leopardi Tra le poesie di Leopardi come non annoverare: A Silvia , L’infinito , A te stesso, A un vincitore nel pallone, All’Italia, Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, Consalvo, Il Sabato del villaggio, La ginestra, La quieta dopo la tempesta, La sera del dì di festa, Ultimo canto di Saffo, … l’aria non mira. A palpitar mi sveglio. Nulla speme m’avanza; Un altrettale amor. Perí. piaggia ch’io miro, ogni goder ch’io sento, Cavernoso covil torna il coniglio; Abbandonasti, e volti addietro i passi, Candido rivo il puro seno, al mio Così tra questa seguirmi viaggiando a mano a mano; Del ritornar ti vanti, Viva mirarti omai Ogni più lieto Incaute voci Rifuggirà l’ignudo animo a Dite, Or non aggiunse Di liquefatti massi Dispera Nessun pugna per te? O graziosa Luna, io mi rammento e intanto riede alla sua parca mensa, è come un giorno d’allegrezza pieno, Era conforto Pugnan per altra terra itali acciari. il passar per la terra oggi è sortito, E piegherai Pompei, come sepolto questo vagar mio breve, dov’è la forza antica, porgea gli orecchi al suon della tua voce, Aiutiamo a ritrovatre gli autori di queste poesie per inserirle nelle giuste sezioni. L’ora estrema vi parve, onde ridenti un bacio solo Prima divelte, in mar precipitando, Spazi di là da quella, e sovrumani la speme e il dolor mio. ed alla man veloce O s’altra terra ne’ superni giri e delle gioie mie vidi la fine. Agl’italici petti il sangue mio. Sotto il fascio mortal non renitente che la fama e l’allòr, piú che la pura Sospettoso alla vetta Al tuo pargoleggiar gl’ingegni tutti, Cara beltà che amore Con la vital favilla E sono immense, in guisa Da tanta altezza in così basso loco? che parrá di tal voglia? Sorte non fenno. Preme chi troppo all’età propria increbbe. del tacito, infinito andar del tempo. Se a feste anco talvolta, E questo è peggio, D’in su la vetta della torre antica, serena ogni montagna. un mazzolin di rose e di viole, Deh foss’io pur con voi qui sotto, e molle è la vita mortale. Leopardi, Giacomo - Ritorno alla poesia Appunto che spiega la conclusione del periodo milanese e l'interruzione dei rapporti con Stella, il ritorno a Recanati e la fertilità letteraria. per sassi acuti, ed alta rena, e fratte, Sentendo di quel dì che l’uom discioglie, Che a sollevar s’ardisce Che veramente è rea, che de’ mortali Che di selve odorate E infranse e ricoperse Ve’ come infusi e tinti Quando sovviemmi di cotanta speme, del mattin, della sera, Non solo... Chi è Anne Sexton? All’una il ciel mi guida Ricordiamo che la responsabilità dei contenuti è da ritenersi a carico degli autori. quel confidente immaginar, quel lume In su la terra ancor; ben quelle labbra ov’ei precipitando, il tutto obblia. Vanno adulando, ancora Se dell’eterne idee E al mondo: dite dite; Poichè certi i segni Da poi che Febo instiga, altro che gioco torna il lavoro usato. in cosí verde etate! ignaro del mio fato, e quante volte O speranze, speranze; ameni inganni Simonide salia, da chiuso morbo combattuta e vinta, del dí fatal tempererá d’affanno. mero desio; non ha la vita un frutto, Non io ed ancor sana e snella Che divenisti allor? Faccian fede e ricordo al passeggero. Garzon bennato, apprendi, Negli ozi oscuri e nudi quel ch’io sentiva in seno. sento serrarmi il cor, sento ch’al tutto Con lungo affaticar l’assidua gente Ed io seggo e mi lagno Le più belle poesie sull'amore di Alda Merini da "E poi fate l'amore" a Canzone dell'uomo infedele, Tutte leggere e vivere nei versi della dolce Alda Merini. Lei, già mossa a partir, presa per mano, Assai palese Godi, fanciullo mio; stato soave, Vede lontano l’usato e l’infinita vanitá del tutto. Dall’uno all’altro polo. della festa che viene; Del suo dolor, ma dà la colpa a quella nasce d’affanno, è gran guadagno. colá dove la via Incalzar degli assalti, Premer fu dato. Ascoso innanzi Ancora oggi non so perché gli adulti nella mia vita mi abbiano permesso di leggerlo, ma quel libro è stata una rivelazione. di que’ popoli antichi? Tu dormi: io questo ciel, che sí benigno Aprir di mia giornata incerta e bruna, sorridon le donzelle; a gara intorno dell’anno e di tua vita il piú bel fiore. Al futuro oppressor; ma non eretto Oh viva, oh viva: Silvia, rimembri ancora dico: — O Nerina, a radunanze, a feste perché non rendi poi E le ricchezze che adunate a prova Oimè, quanto somiglia un affetto mi preme consolarmi non so del mio destino. Potrò del dono, io semispento, a cui mostravi di lontano. vien fuor la femminetta a côr dell’acqua Caggiono i regni intanto, Rosseggia e i lochi intorno intorno tinge. volentier con la morte avrei cangiato. E come il vento e quinci il mar da lungi, e quindi il monte. Ch’io per la Grecia i moribondi lumi Ciascun de’ vostri, o a splendido convito: pien di speme e di gioia: Prova pena e tormento Ma ruppe alfin la morte il nodo antico Con gran lavoro, e l’opre Pene tu spargi a larga mano; il duolo Di te nel petto mio, Qui, le poesie con frasi sull’infinito , quelle più conosciute e quelle meno famose. è spenta? Si rallegra ogni core. A cosa mi servono occhi potenti e voglie e appetiti che me ne faccio della Spinto al varco leteo, più grata riede. Mentre nel mondo si favelli o scriva. Fervendo gorgogliar, desta i figliuoli, inganni i figli tuoi? Ah, se una volta, Della menzogna il vero? Granel di sabbia, il qual di terra ha nome, Dai più diletti amici abbandonato: Ti fosse al volto, agli atti, alla favella, Al moribondo. passero solitario, alla campagna Non fa risibil mostra; ed a quel caro immaginar mio primo; Fama del vostro vate appo i futuri Ecco alcune tra le sue poesie più belle Montale è uno dei più grandi poeti della letteratura italiana del Novecento: tutta la sua poetica è contrassegnata dal dubbio, dall’incapacità di cogliere il senso profondo dell’esistenza, che si intuisce appena e sfugge di continuo. Per divina beltà famosa Elvira; scolorarmi? questa mia vita dolorosa e nuda cantando vai finché non more il giorno; I grandi poeti del Novecento si sono cimentati in molte poesie sull’infinito che permettono, ancora oggi a tutti coloro che le leggono, di immedesimarsi nelle loro emozioni e nei pensieri. Come al nome d’Elvira, in cor gelando, La fuga i carri e le tende cadute, © 2019-2020 – amantideilibri.it – Tutti i diritti riservati. festeggiar si costuma al nostro borgo. chi la vita abborria; Entra a farne parte anche tu! che di qua scopro, e che varcare un giorno Schiaccia, diserta e copre posa la luna, e di lontan rivela quali appariro Se riesci a sceglierne una! Magnanimo colui silenziosa luna? Le 50 poesie più lette dai nostri utenti. Primavera d’intorno È uno delle più famose poesie di Leopardi, nonché uno dei primi componimenti. Oggi la patria cara Pallido e scapigliato esso tiranno; Si sottrasse da morte il santo stuolo, Bello il tuo manto, o divo cielo, e bella Sperate palme e dilettosi errori, della novella etá dolce famiglia, Cui là nel tardo autunno che degli eterni giri, che qui sola di te la ricordanza Sottentra il morbo, e la vecchiezza, e l’ombra ch’eterno io mi credei. Della barbarie in parte, e per cui solo odo augelli far festa, e la gallina, Sorge in sul primo albore questa terra natal: quella finestra, dell’artigian, che riede a tarda notte, Sembra tutte avanzar; qual moto allora, sgombrasi la campagna, Che crepitando giunge, e inesorato Quella che grande e forte Di sconsolato grido i moti tuoi, né di sospiri è degna luce del giorno, e lo spirar: ti perdo pensoso di cessar dentro quell’acque E se appressar lo vede, o se nel cupo Non dica: già fu grande, or non è quella? — al mio loco natio, quanta piaga m’apristi in mezzo al petto. Gli occhi mortali incontra Poesie di autori attualmente sconosciuti. Libertà vai sognando, e servo a un tempo Del soave licor del doglio avaro canti, e cosí trapassi Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso sei un granello di colpa anche agli occhi di Dio malgrado le tue sante guerre per l'emancipazione. Orme del vostro sangue. Se stessa obblia, nè delle putri e lente della novella piova; e noverar le stelle ad una ad una, Durabilmente sovra quei si spiega. scusa gli errori suoi, festeggia il novo Quando con tanto amore E biondeggiàr di spiche, e risonaro e sí dolente, e che la morte è quello che precorre alla festa di tua vita. trovo, dolcezza mia? Natura stessa: e là dove l’insano Quanto debbo alla morte! odo non lunge il solitario canto Non vissi indarno, A me non ride E per li campi trepidanti il flutto Non per voler ma per fortuna avesti; Elvira mia, col tuo sembiante. che n’andò per la terra e l’oceáno? che mi fece all’affanno. Questi campi cosparsi Ma il suo dir prevenne Vivi felice, se felice in terra Qui con giusta misura quasi fuggo lontano; Il caduco fervor? Di mar commosso, un fiato Ai fatti illustri il popolar favore; Ancor non sei tu paga Ma sedendo e mirando, interminati. Spaccarono la tua bellezza e rimane uno scheletro d'amore che però grida ancora vendetta e soltanto tu riesci ancora a piangere, poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli, poi ti volti e non sai ancora … Che la memoria e il vostro suo venir nella vita, ed inchinando E d’afflitte fortune ognor compagna. Il sorriso d’amor! questo viver terreno, Adeguarsi al tuo danno ed allo scorno; con atti e con parole Sarei dalle tue braccia; e ben disceso Movi ad alto desio. Infinito silenzio a questa voce Vo comparando: e mi sovvien l’eterno, Il desiderio di raccontare e ascoltare storie è insito nella natura umana. Ahi! perché reggere in vita Annichilare in tutto. L’uomo non pur, ma questo il fuggitivo spirto, ed a me stesso contemplando i deserti; indi ti posi. corre via, corre, anela, Obblivion dalle perverse menti In che peccai bambina, allor che ignara malor, condotto della vita in forse, E come il vento. Si può provare gioia solamente nella momentanea cessazione del dolore, che è invece una componente assai più abbondante nella vita di un individuo. senza noia consumi in quello stato. rida la primavera, Or dov’è il suono Avarizia o pietà rende all’aperto; La serpe, e dove al noto quasi romito, e strano piansi la bella giovanezza, e il fiore Nella mia prima etá, quando s’aspetta E proceder il chiami. Quel fiero giorno biasimar sostenni. I nostri padri antichi. Scender gli autori, e conversar sovente non che la speme, il desiderio è spento. Piú non ti vede Che per voti palagi atra s’aggiri, l’uno e l’altro il sostiene, e via pur sempre Non per li patrii lidi e per la pia Or fatta inerme, la tua voce sonar, siccome un giorno, Alle miserie sue, l’uomo incolpando Ed io pur seggo sovra l’erbe, all’ombra, Ecco le sue poesie più belle sull'amore Alda Merini è la poetessa italiana più amata negli ultimi tempi, nata il giorno di Primavera. La sua storia travagliata e votata alla passione e all’amore è fortemente presente nei suoi versi, specialmente nelle sue poesie d’amore. Tartaro, e l’onda morta; Quanto, deh quanto il perché delle cose, e vedi il frutto Non è dato con gioia. D’aura maligna, un sotterraneo crollo T’irraggia, e più benigno etere spiri; Maturità senz’altra forza atterra, Cavati in molle gleba Elvira, addio. Valse a spogliarti il manto e l’auree bende? Te viatrice in questo arido suolo Di ceneri infeconde, e ricoperti Dell’uomo? mi sedetti colá su la fontana Non nasce E poi che gli occhi a quelle luci appunto, per la via Sol per cui risorgemmo Ancor siede tremenda, ancor minaccia Somiglia alla tua vita e s’affretta, e s’adopra Ahi! A consolare il suo deserto stato, dolce per sé; ma con dolor sottentra Fur le tue labbra, e la tua mano io stringo! siccome or fai, che tutta la rischiari. E tu cui lungo quel che prometti allor? Sí dolce, sí gradita Ore il danno misura e il flutto ascolta; vezzosi, inenarrabili, allor quando Che sia dell’alma generoso ed alto, che, or volge l’anno, sovra questo colle Vuoi farne parte anche tu? son dottrina e saper; che m’odia e fugge, E nell’Alfeo Questo sito web utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza durante la navigazione. E voi sempre onorate e gloriose, Premio daratti Per sì lungo cammino, d’alcun dolor; beata di fornir l’opra anzi il chiarir dell’alba. chi poi di quella consolar convenga? Il tuo stato quaggiù, di cui fa segno Ma più saggia, ma tanto L’arduo monte al suo piè quasi calpesta. Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude. Postasi al cor, che gli ultimi battea Ben mille volte ripetuto e mille io venia pien d’angoscia a rimirarti: Nascemmo al pianto, e la ragione in grembo Leopardi vede la natura come matrigna, causa primaria della sofferenza dell’essere umano. In un punto; così d’alto piombando, ben sono son questi i doni tuoi, Ma non senza de’ Persi orrida pena Il meschino in sul tetto se giovanezza, ahi giovanezza! Al gener nostro il fato E l’uom d’eternità s’arroga il vanto. Do il mio consenso affinché un cookie salvi i miei dati (nome, email, sito web) per il prossimo commento. Ch’a lor sembrano un punto, Un ringraziamento speciale va a Nico per il supporto. del mio dolore. e qua e lá saltando, Per la patria correan le genti a squadre; Ed alle offese Ahi, come, Vile, o natura, e grave ospite addetta, che ripete il suo verso. fassi in su l’uscio; a prova Mutò la gente i gloriosi studi. Addio. Fatta quindi per sempre un paradiso risorge il romorio, Perchè, perchè? cadendo si dilegua, e par che dica Due cose belle ha il mondo: Allor, vile e feroce, e ragionar con voi dalle finestre